Amare considerazioni # 1

Lo spot della Tim mi ha fatto girare le palle.

By rednadir

In questi giorni sono principalmente due le cose che mi hanno fatto girare le palle ma che allo stesso tempo mi hanno fatto dire “grazie a Dio che per me la musica è un PIACERE e non un LAVORO”.

La prima cosa veramente triste ed irritante e stupida ed odiosa è la serie di spot della Tim. La totale banalizzazione della vita di una band (dove la gnocca ci deve stare PER FORZA) che vive in un mondo magico dove basta incontrare la figa di turno che dice di saper suonare le tastiere (o piuttosto la pianola) e nel giro di mezzo pomeriggio ti mette su un concerto di (andiamo per approssimazione) 40 minuti. Nella realtà di solito ad inserire un nuovo elemento in una band e fargli imparare 40 min di set di solito non sono meno di 2 mesi, ma forse siamo un po’ pippe noi che ci mettiamo così tanto.

La bastonata definitiva poi te la danno quando scopri che non stiamo parlando di uno spot con ATTORI ma con PRESUNTI IMPROBABILI VERI MUSICISTI a contratto Sugar (una etichetta che veramente non sa più che cazzo tirare fuori dal cilindro) che vendono la cover di Bocelli (che guarda caso sta con la….Sugar, maddai) a 2.50 leuri su itunes. Più di quanto costa comprare “Domani” la canzone fatta per aiutare (i discografici che vengono dal’) l’Abruzzo!!!!!

E allora capisci tutta la situazione: la promozione su internet non vale un cazzo, già lo sapevamo, ma per fortuna che c’è e per fortuna che tutte le band possono usufruirne.

La promozione in radio, una volta faceva la parte del leone, se andavi in radio stavi sicuro che ce ormai avevi in tasca un po’ di soldi ed un po’ di successo.

Adesso siamo passati alla promozione in TELEVISIONE, dove in programmi con X-Factor e Amici non basta più saper cantare (la parte del suonare per gli italiani nn è mai poi valsa così tanto) però come minimo devi piangere in diretta, avere una crisi isterica, mostrare le chiappe e raccontare la tua storia strappalacrime. Vi ricordate quando una volta i grandi artisti erano fascinosi perché era difficile entrare nella loro privacy, fatta di villoni inviolabili e leggende metropolitane. Scordatevi tutto questo, noi di Giusy Ferreri sappiamo anche il colore delle mutande che porta e tutto ciò non la rende più interessante del macellaro sotto casa con le chiappe che fanno capolino dai calzoni lisi.

Nel caso specifico siamo andati ancora più avanti: la promozione nella promozione, la ridondanza totale: la Tim che sponsorizza la T(im)Band, la pubblicità nella pubblicità. E’ geniale cazzo, l’unico inconveniente è che dal nome non sembri una band ma piuttosto una squadra di pallavolo (che prende il nome dalla sponsorizzazione).

Ed ecco perché ringrazio Dio del fatto che starò pure in una band che nn se la fila nessuno, ma io posso suonare le canzoni che la mia band scrive senza dover suonare quelle degli altri per regalare la Siae alla mia casa discografica senza manco prenderci un soldo, ringrazio Buddha perché posso suonare senza dover prestare la mia faccia per vendere uno stronzissimo prodotto di mercato, ringrazio Zarathustra perché posso suonare ed esprimere me stessa senza stare a pensare che devo tirare su palate di soldi per avere il piacere di suonare.

Questa è la prima cosa che mi ha fatto girare le palle, nella seconda puntata vi racconto l’altra.

One Comment

  1. Incio Man added these pithy words on 1 agosto 2009 | Permalink

    Ma non è vero che non li fila nessuno gli Shadow Line!
    Io mi ascolto il vostro Cd in streaming mentre posto qualke commento o navigo su internet…spero sia un buon riconoscimento per il vostro lavoro musicale…ciao ragazzi

    P.S: ha rotto a parecchi quella pubblicità del cavolo…ma l’analisi che è stata fatta da voi è molto più accurata e sopratutto analizza un aspetto che non potevo sapere dato che non faccio parte di una band…:(

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