L’altra cosa che mi ha fatto imbufalire (per poi farmi rendere conto di quanto sia fortunata a fare quello che piace a me senza dover rendere conto a chicchessia) è stato il video che si trova a questo link http://www.youtube.com/watch?v=khwfHP1ykvc
Propaganda spudorata promossa dalla FIMI che a parte la totale inutilità del messaggio base “non scaricare musica da internet sennò Gesù piange” mostra ancora una volta una industria discografica antica & fittizia allo stesso tempo.
Scusate se risulto confusa, ma non saprei davvero dove cominciare per poter parlare della maniera in cui sono esposti i fatti ed i concetti in un video del genere, per cui andrò in ordine sparso.
La cosa principale che proprio non mi torna nella storia è tutta la manfrina sul talent scout ed i vari operatori musicali (autori, discografici, manager vari). Primo: non ci crede nessuno che i talent scout vanno ai concerti e vanno a trovare la band che ha suonato (anche perché di solito nei locali si sente tutto un po’ dimmerda) ma soprattutto quello che viene dopo mette in evidenza che il talent scout è anche schizofrenico o per lo meno, ha fatto una scelta azzardata. Ve lo spiego con questo scenario: mettete che suonate nella band più figa della vostra città nel locale più figo con una qualità del suono pari a quella degli U2, arriva da voi un talent scout e vi dice “quanto siete fighi c’avete delle canzoni da paura, divento il vostro manager e vi porto alla casa discografica”, poi alla casa discografica arriva il produttore musicale e vi caga il cazzo sulla tonalità dei pezzi, vi stravolge tutte le canzoni riscrivendone i testi e le parti, poi arriva il dir. Artistico e ti dice come suonarle, poi il visual ti dice come devi vestirti e comportarti…forse un paio di pensieri dovrebbero frullarti in testa.
Primo: forse non eravamo così fighi all’inizio se c’è bisogno che arrivi un tizio a sistemarmi le canzoni e dirmi come suonarle (quindi il talent scout si era sbagliato). Secondo: adesso che mi hanno cambiato le canzoni, mi hanno cambiato il look e l’atteggiamento, ma chi cazzo sono io?!?!?! Ma soprattutto VOGLIO SUONARE PER ESSERE FAMOSO O VOGLIO SUONARE PERCHE’ E’ IL MIO MODO DI ESPRIMERMI??? VOGLIO SUONARE LA ROBA MIA O QUELLA DEGLI ALTRI OPPURE FA LO STESSO???
Queste due domande qui su fanno la differenza fra la band pronta a dare via culo e anima (e disposta a suonare merda) per la (improbabile) fama ed invece quella che trova soddisfazione in quello che fa a prescindere dalla popolarità (e se suonano merda almeno suonano merda loro e si prendono le loro responsabilità).
Molti ci cascano in questa trappola malefica: arriva un sedicente manager/discografico/mago che prima ti lusinga, velatamente prospetta grandi cose, inizia a darti consigli che poi diventano diktat, e quando non sai più chi cazzo sei perché magari ti hanno cambiato anche il nome della band “che sennò la gente non la capisce” e il maledetto ti ha appiattito al becero minimo comune denominatore della musica italiana, e non succede nulla (perché non succede MAI nulla) alla fine ti senti un po’ coglione e pensi “potevo almeno continuare a fare le cose che piacevano a me”.
Ecco, questa è la vera storia che questo video racconta e che dovrebbe essere colta come un messaggio ancora più forte di quello spiccicato dalla voce fuori campo. I Greenwich sono una band di Roma che esiste per davvero ma nessuno sa dove siano queste “migliaia di copie dell’album”, come dichiarato nel video, che sono state stampate. Se andate sul loro myspace, il blog è fermo al 2008, in rete non ci sono recensioni di nessun genere, concerti non ne fanno. Quindi? Quindi rimane tutto un sogno e quella che ti hanno raccontato è solo una favola, questo video è una favola, anzi, è fiction. Welcome to the real world.

